20 giugno 2010
La Storia dell'Associazione Nazionale dei Piccoli Comuni
STORIA DELLA NASCITA DELL’ASSOCIAZIONE DEI PICCOLI COMUNI d’ITALIA
Obiettivi e scopi dell’Associazione
Nell’autunno del 1996 il Governo PRODI intende instaurare, e di fatto instaurerà, la Tesoreria Unica anche per i Comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti. E’ la misura ultima che fa traboccare il vaso. Piccoli Comuni che con gli interessi contrattati con le banche tesoriere riuscivano a coprire buchi di bilancio e a sopravvivere civilmente insorgono, anche contro il proprio “sindacato” ANCI che supportava di fatto l’azione di Governo.
In Provincia di Cuneo, nella prima assemblea degli STATI GENERALI DEL PIEMONTE tenutasi a CUNEO in data 2 dicembre 1996, tutti i Sindaci dei Piccoli Comuni della provincia di Cuneo presenti alla riunione, dopo avere motivato con un applaudito intervento della Signora Franca BIGLIO, Sindaco di Marsaglia, paese delle Langhe di 350 abitanti, la loro decisione, abbandonavano l’Assemblea e si autoconvocavano presso la sala del Consiglio Provinciale.
La motivazione era: nell’Assemblea degli Stati Generali del Piemonte si discute sul futuro dei Comuni: per i Piccoli Comuni non c’è futuro ed il primo atto di smantellamento dei medesimi è l’istituzione della Tesoreria Unica, imposta dal Governo con la legge finanziaria, già in quel momento approvata dalla Camera dei Deputati.
L’imposizione della Tesoreria Unica significava per la maggior parte dei Comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti, finanziariamente sani, una perdita netta complessiva di centinaia di miliardi di interessi che non sarebbero più maturati e quindi non sarebbero stati più disponibili per personale e servizi, oltre alla mancata possibilità di contrattare con le banche tesoriere contributi, mezzi e servizi supplementari.
Per cercare di fermare il provvedimento legislativo al Senato, dove la legge finanziaria era ancora in discussione, venne sollecitato nel corso dell’autoconvocazione un incontro con l’ANCI regionale e la sera del 4 dicembre una delegazione di Sindaci di Piccoli Comuni (Marsaglia, Bastia, Ceresole d’Alba, Cavallermaggiore, Costigliole Saluzzo, Moretta) venne ricevuta dal Sindaco di TORINO, Castellani, come Presidente dell’ANCI Regionale del Piemonte, e dagli altri Sindaci (tutti primi cittadini di capoluoghi di provincia o di grandi centri) componenti il comitato regionale ANCI. L’incontro non fu particolarmente convincente nè fruttuoso: Castellani assicurò, senza convincere, che l’ANCI si era battuta contro la istituzione della Tesoreria Unica, facendo però capire che in quel momento quello forse era il male minore. Uscendo dalla riunione i Sindaci, insoddisfatti, lanciarono un segnale all’ANCI circa la possibilità di tutelare i propri diritti in altro modo, con un’altra ASSOCIAZIONE.
In occasione della visita a TORINO il 5 dicembre del Presidente del Consiglio Romano PRODI, dopo le riunioni in Consiglio Regionale (il Presidente del Consiglio Regionale on. PICCHIONI e della Giunta Regionale on. GHIGO si erano già fermamente schierati con i Piccoli Comuni facendo votare un ordine del giorno dal Consiglio), l’animatrice della manifestazione sig.ra BIGLIO, ebbe un incontro con lo stesso PRODI, presenti i Sindaci Vaschetti e Rignon, oltre al suo segretario particolare prof. PIZZETTI. Nell’incontro PRODI si mostrò sorpreso delle “pretese” della sua interlocutrice, non essendoci state da parte dell’ANCI nazionale, interessata al fatto, particolari riserve. Invitò tuttavia la signora BIGLIO a ROMA, l’11 dicembre, a Palazzo Chigi, per un incontro chiarificatore con il suo segretario presente, prof. PIZZETTI.
L’11 dicembre, frettolosamente convocati, circa 200 Sindaci di Piccoli Comuni del Piemonte, della Valtellina e della Sardegna, confluivano a ROMA e sfilavano con la fascia tricolore davanti a Palazzo Madama, sede del Senato, per protestare contro i provvedimenti del Governo che “tendono a cancellare le libertà dei Comuni penalizzando le popolazioni”.
A simbolo della manifestazione è stato preso uno zaino con dentro un sacco a pelo e le chiavi del Municipio, portato fin dentro le aule del Senato e del Governo a testimonianza del lavoro difficile ed a volte duro di chi sta in trincea nelle zone più deboli del paese, a tutela del territorio. I Sindaci presenti avevano preannunciato la volontà di soffermarsi davanti al Senato con tenda e sacco a pelo fino a quando non fossero stati ricevuti dai rappresentanti della Camera Alta e dal Governo. E la richiesta venne esaudita.
All’incontro presso l’aula della Commissione Difesa del Senato erano presenti tutti i Sindaci confluiti a Roma con fascia tricolore e ad ascoltare le richieste dall’altra parte del tavolo il Vice Presidente del Senato, il Presidente della Commissione Affari Istituzionali ed i più autorevoli rappresentanti dei Gruppi Parlamentari delle diverse forze politiche. L’incontro durato più di due ore si svolse in un clima teso, anche con toni accesi, prendendo la parola la signora BIGLIO ed altri Sindaci per illustrare le ragioni della protesta e le proposte.
Nel pomeriggio dello stesso giorno all’incontro con il prof. PIZZETTI, rappresentante del Governo e segretario particolare di PRODI, prese parte una delegazione di 9 Sindaci. In sostanza PIZZETTI rimarcò che ormai i giochi erano fatti, che la Tesoreria Unica sarebbe rimasta, sia pure a tempo limitato, che per risarcire i Comuni dei mancati interessi sui fondi giacenti il Governo avrebbe previsto nella finanziaria uno stanziamento di 180 miliardi e soprattutto che per andare alle trattative con il Governo era necessario da parte dei Piccoli Comuni associarsi.
Si capì chiaramente da quel momento che per diventare interlocutori delle istituzioni più importanti, il Parlamento, il Governo, e le stesse Regioni per tutelare le popolazioni ed i territori dei Piccoli Comuni, non tutelati dalle istituzioni già operanti era necessario “ASSOCIARSI” costituire altre organizzazioni spontanee a livello provinciale, regionale e…poi anche nazionale.
Sorsero in altre Regioni le “Associazioni delle Civiltà Comunali” ed in Provincia di Cuneo, dopo assemblee e riunioni di gruppi di lavoro, il 22 marzo 1997 si costituì in CUNEO, presso una sala dell’Amministrazione Provinciale l’ASSOCIAZIONE DEI PICCOLI COMUNI DELLA PROVINCIA DI CUNEO, con l’assemblea costituente dei Sindaci aderenti e l’approvazione dello Statuto.
Le prime rivendicazioni approvate dall’Assemblea costituente furono:
1.eliminazione fin dalla prossima finanziaria della Tesoreria Unica per i Comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti poichè costituisce un atto di limitazione dell’autonomia e penalizza finanziariamente i bilanci facendo pagare ai cittadini negative conseguenze;
2.ripristino del mutuo di 150 milioni a totale carico dello Stato per la realizzazione di opere pubbliche necessarie per la vita della comunità e per l’occupazione,
3.riparametrazione dei trasferimenti delle risorse finanziarie dallo Stato ai Comuni tenendo conto non solo della popolazione, ma soprattutto del territorio del quale oggi i Comuni più piccoli costituiscono il vero presidio contro l’abbandono ed il degrado specie in montagna ed in alta collina;
4.partecipazione dell’ASSOCIAZIONE (quando costituita a livello nazionale) all’interno o all’esterno dell’ANCI al tavolo costituito fra Governo, Regioni ed Autonomie Locali per la riforma istituzionale, per tutelare i comuni minori, ora esclusi;
5.richiesta alla Bicamerale di una udienza per illustrare le proposte dei Comuni inferiori ai 5000 abitanti sulla riforma istituzionale;
6.incremento dei trasferimenti per fare fronte al costo dei contratti degli Enti Locali, l’aumento dei contributi previdenziali e le spese scolastiche, scelte decise arbitrariamente dall’alto, con un costo sui bilanci comunali di oltre 2500 miliardi, così come la revisione delle norme del lavoro part-time che, se applicate indiscriminatamente, aggravano i bilanci comunali di ulteriori costi.
Presidente della ASSOCIAZIONE viene acclamata la signora Franca BIGLIO, Sindaco di MARSAGLIA.
…nelle riviere dei mari e dei laghi ed in molte parti d’Italia, vediamo floridi Comuni di qualche centinaia di famiglie dedicate all’industria, alle belle arti, alle lontane navigazioni, attendere con egual misura a ingentilire il luogo nativo.
Ma se un Piccolo Comune venisse incatenato a una maggioranza di rustici villaggi, dispersa per valli e selve, o popolata di braccianti vagabondi, quel geniale fermento rimarrebbe sopraffatto ed oppresso.
Il Piccolo Comune ha diritto di continuare nel suo seno, quel modo di essere che gli è proprio, benchè non sia quello in cui possano consentire i suoi vicini. (Carlo Cattaneo)
Dopo la costituzione dell’ASSOCIAZIONE provinciale l’esigenza di allargare l’esperienza ad altre realtà provinciali e regionali si impose per giungere necessariamente ad una Associazione nazionale. L’attività dell’Associazione si estrinsecò in riunioni mensili del Consiglio Direttivo per mettere a punto la piattaforma rivendicativa, prendere in considerazione le esigenze dei Sindaci dei Piccoli Comuni che si rivolgono accoratamente alla Associazione, in incontri mensili con i Parlamentari, gli Assessori Provinciali, i Consiglieri Regionali ai quali vengono riferite le più immediate necessità.
Per ampliare la base associativa ad un livello sempre più ampio si tennero riunioni:
il 12 maggio 1997 a CAPRIATA D’ORBA (Al) nella quale si cercò di mettere le basi per una Associazione nazionale con la proposizione dei seguenti obiettivi più immediati:
costituzione di un’Associazione a livello nazionale, con un nome ben preciso di riferimento, alla quale aderiranno tutte le associazioni costituire a livello provinciale, con una semplice deliberazione della Giunta Comunale dei Comuni aderenti;
costituzione immediata di un organismo di coordinamento che si impegni a portare avanti tutte le problematiche più urgenti:
preparazione di una manifestazione a Roma che coinvolga il maggior numero possibile di Sindaci con la fascia tricolore (almeno un migliaio), prima che venga messa in cantiere la legge finanziaria 1998.
Si conviene nella stessa riunione che debbano fare parte del primo Consiglio Direttivo provvisorio o organismo di coordinamento della costituenda Associazione a livello nazionale fino a tre Sindaci per associazione provinciale che possano assicurare la presenza costante alle riunioni di almeno un membro per provincia e seduta stante si provvede ad indicare i rappresentanti;
il 26 maggio 1997 a REVIGLIASCO (At) per la costituzione dell’ ”ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELLE CIVILTA’ COMUNALI per la tutela delle popolazioni e dei Comuni inferiori ai 5000 abitanti”
Lo scopo dell’Associazione è quello di tutelare e difendere gli interessi, le aspettative, l’identità e l’autonomia dei Comuni associati, valorizzando il patrimonio di esperienze, di storia, di cultura e di civiltà delle popolazioni interessate per promuoverne lo sviluppo e la crescita sociale ed economica, la tutela del territorio e delle risorse in esso presenti.
In sintesi, l’Associazione, si propone sin dalla sua costituzione di farsi carico delle richieste e delle rivendicazioni dei piccoli Comuni, affinchè fossero riconosciute le peculiarità e le diverse esigenze della popolazioni che scontano il disagio di vivere in territori dove i servizi essenziali non sono facilmente fruibili.
L’Associazione è apartitica ed aconfessionale.
L’Associazione vuole rappresentare tutti i 5909 Comuni inferiore ai 5000 abitanti, indipendentemente dalla loro collocazione politica, che rischiano di essere soffocati dalla mancanza di un’adeguata iniziativa per la loro difesa.
Questi Comuni rappresentano la metà del Paese che amministra il 50% del territorio nazionale ed il 40% della popolazione e costituiscono un presidio insostituibile sul territorio, rappresentando quindi, nel quadro nazionale, una realtà molto importante dinamica e funzionante (come emerso anche dall’indagine svolta da Confcommercio e Lega Ambiente dal titolo “Piccola grande Italia”).
Gli obiettivi più immediati sono:
1.eliminazione della tesoreria unica fin dalla finanziaria 1998;
2.ripristino del mutuo dei 150 milioni a totale carico dello Stato per opere pubbliche;
3.revisione dei parametri dei trasferimenti sulla base di maggior equità fiscale e tenendo conto del territorio,
4.partecipazione dell’Associazione al tavolo costituito fra Governo, Regione, Autonomie Locali per le riforme istituzionali.
Al fine di illustrare le finalità e le proposte dell’Associazione si chiede un incontro al Governo ed alle rappresentanze parlamentari.
A sostegno del programma illustrato si indice una manifestazione a Roma per il 25 luglio 1998.
Il 25 giugno 1997 si tenne a ROMA la manifestazione nazionale dei Piccoli Comuni per la rivendicazione di una piattaforma composta dei quattro punti essenziali già approvata nella riunione di REVIGLIASCO del 26 maggio.
Delegazioni di Sindaci furono ricevute:
a PALAZZO MADAMA
dal Vice Presidente del Senato Sen. ROGNONI,
dal Presidente della Commissione Finanze Sen. GAVINO ANGIUS,
e dal relatore del Decreto Delegato sui trasferimenti erariali aglio Enti Locali Sen. MARINI,
dal Segretario Generale Sen. PISANO e da altri senatori;
a MONTECITORIO
dal Presidente della Commissione Bilancio e Tesoro On. SOLAROLI,
dal sottosegretario al Tesoro, delegato del Ministro CIAMPI, On. MACCIOTTA,
dal relatore del Decreto Delegato sui trasferimenti erariali On. GUERRA;
al VIMINALE
dal sottosegretario agli Interni On. Fabrizio ABBATE
a PALAZZO VIDONI
dal Ministro della Funzione Pubblica On. BASSANINI,
dal delegato del Governo prof. PIZZETTI.
A MONTECITORIO – CAMERA DEI DEPUTATI
dal segretario particolare del Presidente Luciano VIOLANTE (con il quale era previsto un appuntamento cancellato per il protrarsi dell’incontro con il Ministro BASSANINI).
Tutti indistintamente giudicano “giusta, equilibrata, ragionevole” la piattaforma presentata; tutti riconoscono l’importanza del ruolo che i Piccoli Comuni “ricchezza unica” rivestono sul territorio e l’importanza dell’Associazione che lavora per la loro difesa e per la loro tutela; tutti dichiarano la loro piena disponibilità a mantenere contatti con l’Associazione e confermano il loro personale impegno ad affrontare e risolvere le loro problematiche.
Dal Ministro BASSANINI viene sottolineato che non è in atto nessun progetto di fusione obbligatorio dei Piccoli Comuni e tantomeno il Governo ha in animo di proporre tale provvedimento.
Il 17 novembre 1997 a GOSSOLENGO (Pc) si riunisce, su invito del Sindaco del Comune, ARBASI, il coordinamento dell’Associazione “CIVILTA’ COMUNALI” con lo scopo di riallacciare i rapporti e proseguire l’esperienza appena abbozzata per costruire un organismo permanente a livello nazionale.
L’intenzione e l’attesa dei rappresentanti lombardi dell’Associazione “CIVILTA’ COMUNALI” è di far decollare a breve termine una proposta comune. Bisogna organizzarsi, andare avanti insieme, trovare un punto di mediazione per un cammino univoco. Si insiste sulla necessità di un’ASSOCIAZIONE NAZIONALE, lasciando decisamente da parte l’ANCI.
L’intervento del Sindaco BIGLIO stigmatizza alcuni atteggiamenti personali tenuti a ROMA nella riunione del 25 giugno scorso che hanno compromesso l’efficacia della lotta per la modifica dell’art. 6, comma 2 della Legge Bassanini e comportamenti irrazionali che hanno provocato turbamenti e che hanno fatto naufragare l’incontro con il Presidente VIOLANTE.
Ora, asserisce la sig.ra BIGLIO, se si vuole andare avanti tutti insieme si deve assolutamente e radicalmente cambiare, ricominciando tutto da capo: dal nome dell’Associazione, alla sede, allo Statuto.
A conclusione dei lavori fra le varie proposte emerge quella di costituire una “Federazione Nazionale” delle Associazioni Provinciali dei Piccoli Comuni e di tutte le Associazioni che si ritrovano nelle finalità comuni; si nomini un commissario o un comitato che studi un nuovo Statuto ed individui una nuova sede”.
Il 30 e 31 gennaio 1998 a ROMA, indetta dal CNEL si tiene la prima conferenza nazionale dei Piccoli Comuni. In quella sede tutti i Sindaci accoratamente esprimono la delusione, lo sconforto, le preoccupazioni per la sopravvivenza dei loro Comuni. Emerge chiaramente che non hanno alcuna tutela; che l’attenzione delle organizzazioni già costituite è rivolta unicamente alle grandi città ed aree metropolitane e che, se si vuole ottenere qualche cosa, è necessario formare una nuova Associazione nazionale che abbia pari diritti con le altre organizzazioni sindacali nelle trattative con il Governo.
E’ il punto di partenza per coagulare tutte le piccole realtà comunali. Ma bisogna contattare tutti quelli che non sono presenti e che ormai stanchi e disamorati non credono più nella possibilità di contare.
Dal 4 al 17 marzo 1998 il Presidente BIGLIO, con il consenso del Consiglio Direttivo dell’Associazione intraprende un viaggio in camper per tutte le Regioni d’Italia, cominciando dalla Sardegna, raccogliendo dappertutto la protesta, le amarezze, le disillusioni e suscitando interesse alla causa della costituzione di una nuova ASSOCIAZIONE NAZIONALE che tuteli i Piccoli Comuni.
In tutte le province dove il Presidente passa si riuniscono i Sindaci interessati e formano il primo nucleo si Associazioni Provinciali.
Intanto si lavora in Regione Piemonte per promuovere le associazioni provinciali che, costituite, quella di Cuneo e di Torino e costituende, quelle di Alessandria ed Asti il 28 novembre 1998 fondano presso la sede del Consiglio Regionale della Regione Piemonte ASSOCIAZIONE REGIONALE PICCOLI COMUNI PIEMONTESI.
Il lavoro di promozione e di coordinamento fatto dal Presidente dell’Associazione dei Piccoli Comuni della Provincia di Cuneo, gli incontri a ROMA presso il Ministero della Funzione Pubblica e presso la Presidenza della camera dei Deputati portano alla costituzione presso PALAZZO MARINI, gentilmente messo a disposizione dal Presidente VIOLANTE, il giorno 16 novembre 1999 della ASSOCIAZIONE NAZIONALE PICCOLI COMUNI D'ITALIA, che nella stessa Assemblea Costituente approva lo STATUTO, nomina, per acclamazione, il suo primo Presidente Signora Franca BIGLIO ed il Comitato Direttivo Provvisorio.
L’Associazione nata dalla prima Assemblea viene formalmente costituita in data 01.12.1999 con atto n. 32634, racc. 10961, del notaio Dott. LAURORA Giacomo, (studio in ROMA, Piazza Bologna, n. 2.
Da quel momento comincio l’operatività: vengono costituite in alcune regioni le Associazioni regionali con i relativi referenti ed in quasi tutte le province le associazioni provinciali.
La prima sede è a ROMA presso la FEDERBIM, in Viale Castro Pretorio, 18 e cominciano le prime rivendicazioni già innanzi riportate che vengono e verranno presentate annualmente in occasione delle leggi finanziarie, cominciando dall’abolizione della tesoreria unica.
Il 13 e 14 novembre del 2000 si terrà a ROMA presso l’hotel ERGIFE, a norma di Statuto, la seconda ASSEMBLEA NAZIONALE dei sindaci dei Piccoli Comuni d’Italia. Confluiranno alla Conferenza oltre 400 sindaci o loro delegati. Interverranno fra le arie autorità istituzionali il Ministro BASSANINI per il quale l’Associazione dei Piccoli Comuni c’è, ha voce e dovrà inevitabilmente essere riconosciuta includendo la sua presenza anche nella composizione della Conferenza Stato – Autonomie Locali.
Viene alla fine anche approvato il documento assembleare contenente la piattaforma rivendicativa dell’Associazione e gli emendamenti alla legge finanziaria.
Il 14 e 15 Novembre 2002 si tiene a ROMA presso il SUMMIT ROMA HOTEL la terza ASSEMBLEA NAZIONALE dei Sindaci dell’Associazione alla presenza di oltre 500 sindaci o loro delegati.
Intervengono, fra gli altri il presidente della 3.a commissione della Camera dei Deputati “BILANCIO E PROGRAMMAZIONE” On. Giorgio GIORGETTI, il Ministro per gli “AFFARI REGIONALI” On. Enrico LA LOGGIA, IL Vice Presidente della Camera dei Deputati On. Publio FIORI, il sottosegretario On. Teresio DELFINO, il Presidente della Commissione “AFFARI COSTITUZIONALI” della Camera dei DeputatI On. Bruno DONATO che, tutti, relativamente alla problematica dei limite di mandato per i Sindaci concordano per la sua abolizione.
Viene parimenti modificato lo STATUTO dell’Associazione nell’art. 12, comma 2.
Il documento finale si incentra su due priorità rivendicative:
1-il riconoscimento formale dell’Associazione
2-l’abolizione della norma che vieta la rielezione del Sindaco dopo due mandati amministrativi consecutivi.
Il 13 e 14 Novembre 2003 si tiene a ROMA, presso Palazzo MARINI la quarta ASSEMBLEA NAZIONALE dei Sindaci dell’Associazione, con la presenza di oltre 200 sindaci.
Intervengono fra gli altri l’on. Ermete REALACCI, presentatore della legge sui Piccoli Comuni, il Ministro Enrico LA LOGGIA, rappresentante ufficiale del Governo, l’on. Alfredo BIONDI, Vice Presidente della Camera dei Deputati, il sottosegretario alla Politiche Agricole on. Teresio DELFINO.
Tutti concordano con l’abolizione del limite di mandato amministrativo almeno per i sindaci dei Comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti.
In conclusione dell’ASSEMBLEA viene approvato un documento contenente i seguenti punti essenziali dell’azione politica su cui si chiede l’impegno dei dirigenti nazionali dell’Associazione:
1.riconoscimento normativo ufficiale dell’ANPCI con il quale si legittima l’Associazione a partecipare a pieno titolo e con pari dignità a tutte le iniziative istituzionali sia a livello nazionale che periferico;
2.risorse locali: finanziaria che preveda almeno la riconferma degli stessi benefici della precedente del 2003 per i Piccoli Comuni;
3.limite di mandato: abrogazione del limite di mandato o quantomeno modifica della normativa vigente con l’introduzione del terzo mandato per i Sindaci dei Comuni con popolazione inferiore a 5000 abitanti;
4.farsi promotore di un gruppo di lavoro rappresentativo di tutte la Associazioni al fine di elaborare un progetto comune denominato “Carta dei Sindaci dei Piccoli Comuni”.
Il 21 ottobre 2004 si tiene a ROMA, presso Palazzo MARINI la quinta ASSEMBLEA NAZIONALE dei Sindaci dell’Associazione, con la presenza di oltre 300 sindaci.
Intervengono fra gli altri il Ministro dell’Ambiente On. Altero MATTEOLI, il Vice Presidente della Camera dei Deputati On. Alfredo BIONDI, il sottosegretario agli Interni On. Antonio DALI’, IL SENATORE Cesarino MONTI in rappresentanza del Ministro CALDEROLI, il senatore Learco SAPORITO in rappresentanza del Dipartimento della Funzione Pubblica, l’on. Ermete REALACCI, presentatore della legge sui Piccoli Comuni, l’on. Marco FOLLINI segretario dell’UDC., l’on Guido CROSETTO, relatore della legge finanziaria.
Viene eletto il nuovo COMITATO DIRETTIVO NAZIONALE del quale fanno parte di diritto quali fondatori dell’ANPCI il Presidente Franca BIGLIO, i vice presidenti Francesco LABONIA e Arturo MANERA e Lelio CAPALBO.
Vengono parimenti eletti: Giuseppe PIUMATTI, quale segretario; Giovanni Mario CAPIRONE, Luigi RICCA, Walter CATOZZI, Vincenzo BERGANTINO, Francesca GARGNELLO, Antonio CONTERBIA per la Regione Piemonte; Daniele MOGGIA per la Regione Liguria; Oscar TOSINI per la Regione Veneto; Virgilio BARZAN per la Regione Friuli; Marco POGGI per la Regione Emilia Romagna; Armando FALCIONI per la Regione Marche; Domenico FAGGIANI, Enzo ANTONACCI e Simona MASTROIANNI per la Regione Lazio; Domenico MASONE, Raffaele RAUCCI, Walter DI PIETRO, Roberto ROSALBA, Andrea FAMIGLIETTI E Spartaco CAPOCEFALO PER LA Regione Campania; Francesco AULETTA e Antonio FILARDI per la Regione Basilicata; Enrico COLAZZO per la Regione Puglia; Salvatore IPPOLITO, Giovanni MANULI, Giuseppe BRIGUGLIO per la Regione Sicilia; Giuseppe ACCALAI e Andrea PALA per la Regione Sardegna; Luigi DE VINCENTI, Francesco GAROFALO, Rocco MUSTALA, Salvatore PARROTTA per la Regione Calabria; Amerigo NEGRO e Orazio CIUMMO per la Regione Molise.
Per acclamazione viene nominata Presidente la signora Franca BIGLIO.
Nel frattempo l’ANPCI, oltre a sollecitare di continuo l’attenzione anche delle istituzioni sul problema (cfr. nell’ultima legislatura, disegno di legge n. 132, ad iniziativa dei senatori Pedrini e Filippelli), sostiene, tramite il patrocinio dello Studio Legale Crapolicchio di Roma, attivamente e con successo la battaglia legale avverso il limite del terzo mandato elettivo dei Sindaci dei piccoli Comuni evidenziando le notevoli lacune normative relative all’operatività di tale divieto.
In particolare, il TAR Piemonte, annulla ripetutamente i decreti di scioglimento del Consiglio Comunale di Salerano Canavese, il cui Sindaco, Elio Ottino, era stato eletto per la terza volta consecutivamente (sent. nn. 296/2005 e 3278/2005), mentre il Tribunale Civile prima e la Corte d’Appello di Torino poi confermano l’elezione del Sindaco.
Il Tribunale Civile di Belluno, invece, conferma l’inoperatività del divieto nel caso in cui il mandato sia stato interrotto da una gestione commissariale, respingendo il ricorso promosso dall’Ufficio Territoriale del Governo avverso l’elezione del Sindaco di Gosaldo Serafini (sent. n. 583/2005).
Dal 1° Gennaio 2004 ha una sede propria, sempre a Roma, in via delle Muratte n° 9 (Fontana di Trevi).
Il 7, l’8 ed il 9 di ottobre 2005, alla presenza di oltre quattrocento sindaci o loro delegati viene tenuta a PIETRELCINA (Bn) la sesta CONFERENZA NAZIONALE dei sindaci dei Piccoli Comuni d’Italia e celebrata contemporaneamente la prima FESTA NAZIONALE DEI PICCOLI COMUNI D’ITALIA.
In tale sede si provvede all’aggiornamento dello statuto, evidenziando altresì che l’ANPCI raccoglie anche l’eredità culturale, programmatica ed ideologica dell’Associazione delle Civiltà Comunali, non più operativa da molti anni.
Il giorno 4 Aprile 2006 con provvedimento formale del Prefetto di Roma, ai sensi dell’art. 1 e ss del D.P.R. 361/2000, l’Associazione è stata riconosciuta a tutti gli effetti di legge.
Il 27, 28 e 29 settembre 2006 si tiene a Valledoria (Ss) la II^ Festa dei Piccoli Comuni d’Italia e la VII^ Conferenza Nazionale dei Sindaci Anpci, ove viene definito il testo della PDL in favore dei Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti (PDL 1752 atto Camera).
Nei giorni 12-13 e 14 ottobre 2007, a VICOFORTE (CN) alla presenza di una nutritissima schiera di Amministratori giunti da ogni Regione d’ITALIA, si tiene la III Festa Nazionale ANPCI abbinata alla VIII Conferenza Nazionale sul tema “da risorsa a ricchezza”.
Il 10,11,12 ottobre 2008 a Nemoli (Pz), ridente cittadina della Basilicata, si è svolta la IX^ Assemblea e la IV^ Festa Anpci.
Roma 18. 17 e 16 ottobre 2009. Nell’avvincente cornice artistico-culturale della sala della Protomoteca, in Campidoglio, si è conclusa la tre giorni dedicata al X° Congresso Nazionale dell’A.N.P.C.I. – Associazione Nazionale Piccoli Comuni D’Italia, giunta al decimo anniversario della sua costituzione .
La vita dell’Associazione ha visto nel corso di questi anni il crescente interesse di tutte le istituzioni, nazionali e locali, coinvolgendone gli esponenti in tutte le iniziative, verificata la serietà e la competenza con la quale i sindaci dei comuni aderenti all’associazione hanno trattato gli argomenti e le problematiche proposte.
Molte leggi dello stato, dalla modifica della legge Bassanini per i piccoli comuni, alla modifica della legge Merloni, alle leggi finanziarie al 2001 ad oggi, sono state approvate con il determinante contributo giuridico e tecnico dell’Associazione, recependo integralmente emendamenti elaborati dall’ufficio di consulenza tecnico- giuridica dell’Associazione medesima; l’attuale disegno di legge meglio conosciuto come “Realacci Bocchino” è stato elaborato con la diretta collaborazione dell’Associazione e l’introduzione di varie norme specifiche per i piccoli comuni (es. appalti, contabilità, gestione amministrativa, politiche di sviluppo) è derivata dalla continua e costante attività dell’Associazione.
In conclusione, anche in ragione della continua e notevole attività espletata e della sua costante presenza ed operatività, può ritenersi senza dubbio che, nel panorama italiano attuale, l’ANPCI costituisca un importantissimo punto di riferimento per tutti i piccoli Comuni, in particolare modo sotto i profili della loro tutela, promozione e sviluppo.
Franca Biglio
Obiettivi e scopi dell’Associazione
Nell’autunno del 1996 il Governo PRODI intende instaurare, e di fatto instaurerà, la Tesoreria Unica anche per i Comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti. E’ la misura ultima che fa traboccare il vaso. Piccoli Comuni che con gli interessi contrattati con le banche tesoriere riuscivano a coprire buchi di bilancio e a sopravvivere civilmente insorgono, anche contro il proprio “sindacato” ANCI che supportava di fatto l’azione di Governo.
In Provincia di Cuneo, nella prima assemblea degli STATI GENERALI DEL PIEMONTE tenutasi a CUNEO in data 2 dicembre 1996, tutti i Sindaci dei Piccoli Comuni della provincia di Cuneo presenti alla riunione, dopo avere motivato con un applaudito intervento della Signora Franca BIGLIO, Sindaco di Marsaglia, paese delle Langhe di 350 abitanti, la loro decisione, abbandonavano l’Assemblea e si autoconvocavano presso la sala del Consiglio Provinciale.
La motivazione era: nell’Assemblea degli Stati Generali del Piemonte si discute sul futuro dei Comuni: per i Piccoli Comuni non c’è futuro ed il primo atto di smantellamento dei medesimi è l’istituzione della Tesoreria Unica, imposta dal Governo con la legge finanziaria, già in quel momento approvata dalla Camera dei Deputati.
L’imposizione della Tesoreria Unica significava per la maggior parte dei Comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti, finanziariamente sani, una perdita netta complessiva di centinaia di miliardi di interessi che non sarebbero più maturati e quindi non sarebbero stati più disponibili per personale e servizi, oltre alla mancata possibilità di contrattare con le banche tesoriere contributi, mezzi e servizi supplementari.
Per cercare di fermare il provvedimento legislativo al Senato, dove la legge finanziaria era ancora in discussione, venne sollecitato nel corso dell’autoconvocazione un incontro con l’ANCI regionale e la sera del 4 dicembre una delegazione di Sindaci di Piccoli Comuni (Marsaglia, Bastia, Ceresole d’Alba, Cavallermaggiore, Costigliole Saluzzo, Moretta) venne ricevuta dal Sindaco di TORINO, Castellani, come Presidente dell’ANCI Regionale del Piemonte, e dagli altri Sindaci (tutti primi cittadini di capoluoghi di provincia o di grandi centri) componenti il comitato regionale ANCI. L’incontro non fu particolarmente convincente nè fruttuoso: Castellani assicurò, senza convincere, che l’ANCI si era battuta contro la istituzione della Tesoreria Unica, facendo però capire che in quel momento quello forse era il male minore. Uscendo dalla riunione i Sindaci, insoddisfatti, lanciarono un segnale all’ANCI circa la possibilità di tutelare i propri diritti in altro modo, con un’altra ASSOCIAZIONE.
In occasione della visita a TORINO il 5 dicembre del Presidente del Consiglio Romano PRODI, dopo le riunioni in Consiglio Regionale (il Presidente del Consiglio Regionale on. PICCHIONI e della Giunta Regionale on. GHIGO si erano già fermamente schierati con i Piccoli Comuni facendo votare un ordine del giorno dal Consiglio), l’animatrice della manifestazione sig.ra BIGLIO, ebbe un incontro con lo stesso PRODI, presenti i Sindaci Vaschetti e Rignon, oltre al suo segretario particolare prof. PIZZETTI. Nell’incontro PRODI si mostrò sorpreso delle “pretese” della sua interlocutrice, non essendoci state da parte dell’ANCI nazionale, interessata al fatto, particolari riserve. Invitò tuttavia la signora BIGLIO a ROMA, l’11 dicembre, a Palazzo Chigi, per un incontro chiarificatore con il suo segretario presente, prof. PIZZETTI.
L’11 dicembre, frettolosamente convocati, circa 200 Sindaci di Piccoli Comuni del Piemonte, della Valtellina e della Sardegna, confluivano a ROMA e sfilavano con la fascia tricolore davanti a Palazzo Madama, sede del Senato, per protestare contro i provvedimenti del Governo che “tendono a cancellare le libertà dei Comuni penalizzando le popolazioni”.
A simbolo della manifestazione è stato preso uno zaino con dentro un sacco a pelo e le chiavi del Municipio, portato fin dentro le aule del Senato e del Governo a testimonianza del lavoro difficile ed a volte duro di chi sta in trincea nelle zone più deboli del paese, a tutela del territorio. I Sindaci presenti avevano preannunciato la volontà di soffermarsi davanti al Senato con tenda e sacco a pelo fino a quando non fossero stati ricevuti dai rappresentanti della Camera Alta e dal Governo. E la richiesta venne esaudita.
All’incontro presso l’aula della Commissione Difesa del Senato erano presenti tutti i Sindaci confluiti a Roma con fascia tricolore e ad ascoltare le richieste dall’altra parte del tavolo il Vice Presidente del Senato, il Presidente della Commissione Affari Istituzionali ed i più autorevoli rappresentanti dei Gruppi Parlamentari delle diverse forze politiche. L’incontro durato più di due ore si svolse in un clima teso, anche con toni accesi, prendendo la parola la signora BIGLIO ed altri Sindaci per illustrare le ragioni della protesta e le proposte.
Nel pomeriggio dello stesso giorno all’incontro con il prof. PIZZETTI, rappresentante del Governo e segretario particolare di PRODI, prese parte una delegazione di 9 Sindaci. In sostanza PIZZETTI rimarcò che ormai i giochi erano fatti, che la Tesoreria Unica sarebbe rimasta, sia pure a tempo limitato, che per risarcire i Comuni dei mancati interessi sui fondi giacenti il Governo avrebbe previsto nella finanziaria uno stanziamento di 180 miliardi e soprattutto che per andare alle trattative con il Governo era necessario da parte dei Piccoli Comuni associarsi.
Si capì chiaramente da quel momento che per diventare interlocutori delle istituzioni più importanti, il Parlamento, il Governo, e le stesse Regioni per tutelare le popolazioni ed i territori dei Piccoli Comuni, non tutelati dalle istituzioni già operanti era necessario “ASSOCIARSI” costituire altre organizzazioni spontanee a livello provinciale, regionale e…poi anche nazionale.
Sorsero in altre Regioni le “Associazioni delle Civiltà Comunali” ed in Provincia di Cuneo, dopo assemblee e riunioni di gruppi di lavoro, il 22 marzo 1997 si costituì in CUNEO, presso una sala dell’Amministrazione Provinciale l’ASSOCIAZIONE DEI PICCOLI COMUNI DELLA PROVINCIA DI CUNEO, con l’assemblea costituente dei Sindaci aderenti e l’approvazione dello Statuto.
Le prime rivendicazioni approvate dall’Assemblea costituente furono:
1.eliminazione fin dalla prossima finanziaria della Tesoreria Unica per i Comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti poichè costituisce un atto di limitazione dell’autonomia e penalizza finanziariamente i bilanci facendo pagare ai cittadini negative conseguenze;
2.ripristino del mutuo di 150 milioni a totale carico dello Stato per la realizzazione di opere pubbliche necessarie per la vita della comunità e per l’occupazione,
3.riparametrazione dei trasferimenti delle risorse finanziarie dallo Stato ai Comuni tenendo conto non solo della popolazione, ma soprattutto del territorio del quale oggi i Comuni più piccoli costituiscono il vero presidio contro l’abbandono ed il degrado specie in montagna ed in alta collina;
4.partecipazione dell’ASSOCIAZIONE (quando costituita a livello nazionale) all’interno o all’esterno dell’ANCI al tavolo costituito fra Governo, Regioni ed Autonomie Locali per la riforma istituzionale, per tutelare i comuni minori, ora esclusi;
5.richiesta alla Bicamerale di una udienza per illustrare le proposte dei Comuni inferiori ai 5000 abitanti sulla riforma istituzionale;
6.incremento dei trasferimenti per fare fronte al costo dei contratti degli Enti Locali, l’aumento dei contributi previdenziali e le spese scolastiche, scelte decise arbitrariamente dall’alto, con un costo sui bilanci comunali di oltre 2500 miliardi, così come la revisione delle norme del lavoro part-time che, se applicate indiscriminatamente, aggravano i bilanci comunali di ulteriori costi.
Presidente della ASSOCIAZIONE viene acclamata la signora Franca BIGLIO, Sindaco di MARSAGLIA.
…nelle riviere dei mari e dei laghi ed in molte parti d’Italia, vediamo floridi Comuni di qualche centinaia di famiglie dedicate all’industria, alle belle arti, alle lontane navigazioni, attendere con egual misura a ingentilire il luogo nativo.
Ma se un Piccolo Comune venisse incatenato a una maggioranza di rustici villaggi, dispersa per valli e selve, o popolata di braccianti vagabondi, quel geniale fermento rimarrebbe sopraffatto ed oppresso.
Il Piccolo Comune ha diritto di continuare nel suo seno, quel modo di essere che gli è proprio, benchè non sia quello in cui possano consentire i suoi vicini. (Carlo Cattaneo)
Dopo la costituzione dell’ASSOCIAZIONE provinciale l’esigenza di allargare l’esperienza ad altre realtà provinciali e regionali si impose per giungere necessariamente ad una Associazione nazionale. L’attività dell’Associazione si estrinsecò in riunioni mensili del Consiglio Direttivo per mettere a punto la piattaforma rivendicativa, prendere in considerazione le esigenze dei Sindaci dei Piccoli Comuni che si rivolgono accoratamente alla Associazione, in incontri mensili con i Parlamentari, gli Assessori Provinciali, i Consiglieri Regionali ai quali vengono riferite le più immediate necessità.
Per ampliare la base associativa ad un livello sempre più ampio si tennero riunioni:
il 12 maggio 1997 a CAPRIATA D’ORBA (Al) nella quale si cercò di mettere le basi per una Associazione nazionale con la proposizione dei seguenti obiettivi più immediati:
costituzione di un’Associazione a livello nazionale, con un nome ben preciso di riferimento, alla quale aderiranno tutte le associazioni costituire a livello provinciale, con una semplice deliberazione della Giunta Comunale dei Comuni aderenti;
costituzione immediata di un organismo di coordinamento che si impegni a portare avanti tutte le problematiche più urgenti:
preparazione di una manifestazione a Roma che coinvolga il maggior numero possibile di Sindaci con la fascia tricolore (almeno un migliaio), prima che venga messa in cantiere la legge finanziaria 1998.
Si conviene nella stessa riunione che debbano fare parte del primo Consiglio Direttivo provvisorio o organismo di coordinamento della costituenda Associazione a livello nazionale fino a tre Sindaci per associazione provinciale che possano assicurare la presenza costante alle riunioni di almeno un membro per provincia e seduta stante si provvede ad indicare i rappresentanti;
il 26 maggio 1997 a REVIGLIASCO (At) per la costituzione dell’ ”ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELLE CIVILTA’ COMUNALI per la tutela delle popolazioni e dei Comuni inferiori ai 5000 abitanti”
Lo scopo dell’Associazione è quello di tutelare e difendere gli interessi, le aspettative, l’identità e l’autonomia dei Comuni associati, valorizzando il patrimonio di esperienze, di storia, di cultura e di civiltà delle popolazioni interessate per promuoverne lo sviluppo e la crescita sociale ed economica, la tutela del territorio e delle risorse in esso presenti.
In sintesi, l’Associazione, si propone sin dalla sua costituzione di farsi carico delle richieste e delle rivendicazioni dei piccoli Comuni, affinchè fossero riconosciute le peculiarità e le diverse esigenze della popolazioni che scontano il disagio di vivere in territori dove i servizi essenziali non sono facilmente fruibili.
L’Associazione è apartitica ed aconfessionale.
L’Associazione vuole rappresentare tutti i 5909 Comuni inferiore ai 5000 abitanti, indipendentemente dalla loro collocazione politica, che rischiano di essere soffocati dalla mancanza di un’adeguata iniziativa per la loro difesa.
Questi Comuni rappresentano la metà del Paese che amministra il 50% del territorio nazionale ed il 40% della popolazione e costituiscono un presidio insostituibile sul territorio, rappresentando quindi, nel quadro nazionale, una realtà molto importante dinamica e funzionante (come emerso anche dall’indagine svolta da Confcommercio e Lega Ambiente dal titolo “Piccola grande Italia”).
Gli obiettivi più immediati sono:
1.eliminazione della tesoreria unica fin dalla finanziaria 1998;
2.ripristino del mutuo dei 150 milioni a totale carico dello Stato per opere pubbliche;
3.revisione dei parametri dei trasferimenti sulla base di maggior equità fiscale e tenendo conto del territorio,
4.partecipazione dell’Associazione al tavolo costituito fra Governo, Regione, Autonomie Locali per le riforme istituzionali.
Al fine di illustrare le finalità e le proposte dell’Associazione si chiede un incontro al Governo ed alle rappresentanze parlamentari.
A sostegno del programma illustrato si indice una manifestazione a Roma per il 25 luglio 1998.
Il 25 giugno 1997 si tenne a ROMA la manifestazione nazionale dei Piccoli Comuni per la rivendicazione di una piattaforma composta dei quattro punti essenziali già approvata nella riunione di REVIGLIASCO del 26 maggio.
Delegazioni di Sindaci furono ricevute:
a PALAZZO MADAMA
dal Vice Presidente del Senato Sen. ROGNONI,
dal Presidente della Commissione Finanze Sen. GAVINO ANGIUS,
e dal relatore del Decreto Delegato sui trasferimenti erariali aglio Enti Locali Sen. MARINI,
dal Segretario Generale Sen. PISANO e da altri senatori;
a MONTECITORIO
dal Presidente della Commissione Bilancio e Tesoro On. SOLAROLI,
dal sottosegretario al Tesoro, delegato del Ministro CIAMPI, On. MACCIOTTA,
dal relatore del Decreto Delegato sui trasferimenti erariali On. GUERRA;
al VIMINALE
dal sottosegretario agli Interni On. Fabrizio ABBATE
a PALAZZO VIDONI
dal Ministro della Funzione Pubblica On. BASSANINI,
dal delegato del Governo prof. PIZZETTI.
A MONTECITORIO – CAMERA DEI DEPUTATI
dal segretario particolare del Presidente Luciano VIOLANTE (con il quale era previsto un appuntamento cancellato per il protrarsi dell’incontro con il Ministro BASSANINI).
Tutti indistintamente giudicano “giusta, equilibrata, ragionevole” la piattaforma presentata; tutti riconoscono l’importanza del ruolo che i Piccoli Comuni “ricchezza unica” rivestono sul territorio e l’importanza dell’Associazione che lavora per la loro difesa e per la loro tutela; tutti dichiarano la loro piena disponibilità a mantenere contatti con l’Associazione e confermano il loro personale impegno ad affrontare e risolvere le loro problematiche.
Dal Ministro BASSANINI viene sottolineato che non è in atto nessun progetto di fusione obbligatorio dei Piccoli Comuni e tantomeno il Governo ha in animo di proporre tale provvedimento.
Il 17 novembre 1997 a GOSSOLENGO (Pc) si riunisce, su invito del Sindaco del Comune, ARBASI, il coordinamento dell’Associazione “CIVILTA’ COMUNALI” con lo scopo di riallacciare i rapporti e proseguire l’esperienza appena abbozzata per costruire un organismo permanente a livello nazionale.
L’intenzione e l’attesa dei rappresentanti lombardi dell’Associazione “CIVILTA’ COMUNALI” è di far decollare a breve termine una proposta comune. Bisogna organizzarsi, andare avanti insieme, trovare un punto di mediazione per un cammino univoco. Si insiste sulla necessità di un’ASSOCIAZIONE NAZIONALE, lasciando decisamente da parte l’ANCI.
L’intervento del Sindaco BIGLIO stigmatizza alcuni atteggiamenti personali tenuti a ROMA nella riunione del 25 giugno scorso che hanno compromesso l’efficacia della lotta per la modifica dell’art. 6, comma 2 della Legge Bassanini e comportamenti irrazionali che hanno provocato turbamenti e che hanno fatto naufragare l’incontro con il Presidente VIOLANTE.
Ora, asserisce la sig.ra BIGLIO, se si vuole andare avanti tutti insieme si deve assolutamente e radicalmente cambiare, ricominciando tutto da capo: dal nome dell’Associazione, alla sede, allo Statuto.
A conclusione dei lavori fra le varie proposte emerge quella di costituire una “Federazione Nazionale” delle Associazioni Provinciali dei Piccoli Comuni e di tutte le Associazioni che si ritrovano nelle finalità comuni; si nomini un commissario o un comitato che studi un nuovo Statuto ed individui una nuova sede”.
Il 30 e 31 gennaio 1998 a ROMA, indetta dal CNEL si tiene la prima conferenza nazionale dei Piccoli Comuni. In quella sede tutti i Sindaci accoratamente esprimono la delusione, lo sconforto, le preoccupazioni per la sopravvivenza dei loro Comuni. Emerge chiaramente che non hanno alcuna tutela; che l’attenzione delle organizzazioni già costituite è rivolta unicamente alle grandi città ed aree metropolitane e che, se si vuole ottenere qualche cosa, è necessario formare una nuova Associazione nazionale che abbia pari diritti con le altre organizzazioni sindacali nelle trattative con il Governo.
E’ il punto di partenza per coagulare tutte le piccole realtà comunali. Ma bisogna contattare tutti quelli che non sono presenti e che ormai stanchi e disamorati non credono più nella possibilità di contare.
Dal 4 al 17 marzo 1998 il Presidente BIGLIO, con il consenso del Consiglio Direttivo dell’Associazione intraprende un viaggio in camper per tutte le Regioni d’Italia, cominciando dalla Sardegna, raccogliendo dappertutto la protesta, le amarezze, le disillusioni e suscitando interesse alla causa della costituzione di una nuova ASSOCIAZIONE NAZIONALE che tuteli i Piccoli Comuni.
In tutte le province dove il Presidente passa si riuniscono i Sindaci interessati e formano il primo nucleo si Associazioni Provinciali.
Intanto si lavora in Regione Piemonte per promuovere le associazioni provinciali che, costituite, quella di Cuneo e di Torino e costituende, quelle di Alessandria ed Asti il 28 novembre 1998 fondano presso la sede del Consiglio Regionale della Regione Piemonte ASSOCIAZIONE REGIONALE PICCOLI COMUNI PIEMONTESI.
Il lavoro di promozione e di coordinamento fatto dal Presidente dell’Associazione dei Piccoli Comuni della Provincia di Cuneo, gli incontri a ROMA presso il Ministero della Funzione Pubblica e presso la Presidenza della camera dei Deputati portano alla costituzione presso PALAZZO MARINI, gentilmente messo a disposizione dal Presidente VIOLANTE, il giorno 16 novembre 1999 della ASSOCIAZIONE NAZIONALE PICCOLI COMUNI D'ITALIA, che nella stessa Assemblea Costituente approva lo STATUTO, nomina, per acclamazione, il suo primo Presidente Signora Franca BIGLIO ed il Comitato Direttivo Provvisorio.
L’Associazione nata dalla prima Assemblea viene formalmente costituita in data 01.12.1999 con atto n. 32634, racc. 10961, del notaio Dott. LAURORA Giacomo, (studio in ROMA, Piazza Bologna, n. 2.
Da quel momento comincio l’operatività: vengono costituite in alcune regioni le Associazioni regionali con i relativi referenti ed in quasi tutte le province le associazioni provinciali.
La prima sede è a ROMA presso la FEDERBIM, in Viale Castro Pretorio, 18 e cominciano le prime rivendicazioni già innanzi riportate che vengono e verranno presentate annualmente in occasione delle leggi finanziarie, cominciando dall’abolizione della tesoreria unica.
Il 13 e 14 novembre del 2000 si terrà a ROMA presso l’hotel ERGIFE, a norma di Statuto, la seconda ASSEMBLEA NAZIONALE dei sindaci dei Piccoli Comuni d’Italia. Confluiranno alla Conferenza oltre 400 sindaci o loro delegati. Interverranno fra le arie autorità istituzionali il Ministro BASSANINI per il quale l’Associazione dei Piccoli Comuni c’è, ha voce e dovrà inevitabilmente essere riconosciuta includendo la sua presenza anche nella composizione della Conferenza Stato – Autonomie Locali.
Viene alla fine anche approvato il documento assembleare contenente la piattaforma rivendicativa dell’Associazione e gli emendamenti alla legge finanziaria.
Il 14 e 15 Novembre 2002 si tiene a ROMA presso il SUMMIT ROMA HOTEL la terza ASSEMBLEA NAZIONALE dei Sindaci dell’Associazione alla presenza di oltre 500 sindaci o loro delegati.
Intervengono, fra gli altri il presidente della 3.a commissione della Camera dei Deputati “BILANCIO E PROGRAMMAZIONE” On. Giorgio GIORGETTI, il Ministro per gli “AFFARI REGIONALI” On. Enrico LA LOGGIA, IL Vice Presidente della Camera dei Deputati On. Publio FIORI, il sottosegretario On. Teresio DELFINO, il Presidente della Commissione “AFFARI COSTITUZIONALI” della Camera dei DeputatI On. Bruno DONATO che, tutti, relativamente alla problematica dei limite di mandato per i Sindaci concordano per la sua abolizione.
Viene parimenti modificato lo STATUTO dell’Associazione nell’art. 12, comma 2.
Il documento finale si incentra su due priorità rivendicative:
1-il riconoscimento formale dell’Associazione
2-l’abolizione della norma che vieta la rielezione del Sindaco dopo due mandati amministrativi consecutivi.
Il 13 e 14 Novembre 2003 si tiene a ROMA, presso Palazzo MARINI la quarta ASSEMBLEA NAZIONALE dei Sindaci dell’Associazione, con la presenza di oltre 200 sindaci.
Intervengono fra gli altri l’on. Ermete REALACCI, presentatore della legge sui Piccoli Comuni, il Ministro Enrico LA LOGGIA, rappresentante ufficiale del Governo, l’on. Alfredo BIONDI, Vice Presidente della Camera dei Deputati, il sottosegretario alla Politiche Agricole on. Teresio DELFINO.
Tutti concordano con l’abolizione del limite di mandato amministrativo almeno per i sindaci dei Comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti.
In conclusione dell’ASSEMBLEA viene approvato un documento contenente i seguenti punti essenziali dell’azione politica su cui si chiede l’impegno dei dirigenti nazionali dell’Associazione:
1.riconoscimento normativo ufficiale dell’ANPCI con il quale si legittima l’Associazione a partecipare a pieno titolo e con pari dignità a tutte le iniziative istituzionali sia a livello nazionale che periferico;
2.risorse locali: finanziaria che preveda almeno la riconferma degli stessi benefici della precedente del 2003 per i Piccoli Comuni;
3.limite di mandato: abrogazione del limite di mandato o quantomeno modifica della normativa vigente con l’introduzione del terzo mandato per i Sindaci dei Comuni con popolazione inferiore a 5000 abitanti;
4.farsi promotore di un gruppo di lavoro rappresentativo di tutte la Associazioni al fine di elaborare un progetto comune denominato “Carta dei Sindaci dei Piccoli Comuni”.
Il 21 ottobre 2004 si tiene a ROMA, presso Palazzo MARINI la quinta ASSEMBLEA NAZIONALE dei Sindaci dell’Associazione, con la presenza di oltre 300 sindaci.
Intervengono fra gli altri il Ministro dell’Ambiente On. Altero MATTEOLI, il Vice Presidente della Camera dei Deputati On. Alfredo BIONDI, il sottosegretario agli Interni On. Antonio DALI’, IL SENATORE Cesarino MONTI in rappresentanza del Ministro CALDEROLI, il senatore Learco SAPORITO in rappresentanza del Dipartimento della Funzione Pubblica, l’on. Ermete REALACCI, presentatore della legge sui Piccoli Comuni, l’on. Marco FOLLINI segretario dell’UDC., l’on Guido CROSETTO, relatore della legge finanziaria.
Viene eletto il nuovo COMITATO DIRETTIVO NAZIONALE del quale fanno parte di diritto quali fondatori dell’ANPCI il Presidente Franca BIGLIO, i vice presidenti Francesco LABONIA e Arturo MANERA e Lelio CAPALBO.
Vengono parimenti eletti: Giuseppe PIUMATTI, quale segretario; Giovanni Mario CAPIRONE, Luigi RICCA, Walter CATOZZI, Vincenzo BERGANTINO, Francesca GARGNELLO, Antonio CONTERBIA per la Regione Piemonte; Daniele MOGGIA per la Regione Liguria; Oscar TOSINI per la Regione Veneto; Virgilio BARZAN per la Regione Friuli; Marco POGGI per la Regione Emilia Romagna; Armando FALCIONI per la Regione Marche; Domenico FAGGIANI, Enzo ANTONACCI e Simona MASTROIANNI per la Regione Lazio; Domenico MASONE, Raffaele RAUCCI, Walter DI PIETRO, Roberto ROSALBA, Andrea FAMIGLIETTI E Spartaco CAPOCEFALO PER LA Regione Campania; Francesco AULETTA e Antonio FILARDI per la Regione Basilicata; Enrico COLAZZO per la Regione Puglia; Salvatore IPPOLITO, Giovanni MANULI, Giuseppe BRIGUGLIO per la Regione Sicilia; Giuseppe ACCALAI e Andrea PALA per la Regione Sardegna; Luigi DE VINCENTI, Francesco GAROFALO, Rocco MUSTALA, Salvatore PARROTTA per la Regione Calabria; Amerigo NEGRO e Orazio CIUMMO per la Regione Molise.
Per acclamazione viene nominata Presidente la signora Franca BIGLIO.
Nel frattempo l’ANPCI, oltre a sollecitare di continuo l’attenzione anche delle istituzioni sul problema (cfr. nell’ultima legislatura, disegno di legge n. 132, ad iniziativa dei senatori Pedrini e Filippelli), sostiene, tramite il patrocinio dello Studio Legale Crapolicchio di Roma, attivamente e con successo la battaglia legale avverso il limite del terzo mandato elettivo dei Sindaci dei piccoli Comuni evidenziando le notevoli lacune normative relative all’operatività di tale divieto.
In particolare, il TAR Piemonte, annulla ripetutamente i decreti di scioglimento del Consiglio Comunale di Salerano Canavese, il cui Sindaco, Elio Ottino, era stato eletto per la terza volta consecutivamente (sent. nn. 296/2005 e 3278/2005), mentre il Tribunale Civile prima e la Corte d’Appello di Torino poi confermano l’elezione del Sindaco.
Il Tribunale Civile di Belluno, invece, conferma l’inoperatività del divieto nel caso in cui il mandato sia stato interrotto da una gestione commissariale, respingendo il ricorso promosso dall’Ufficio Territoriale del Governo avverso l’elezione del Sindaco di Gosaldo Serafini (sent. n. 583/2005).
Dal 1° Gennaio 2004 ha una sede propria, sempre a Roma, in via delle Muratte n° 9 (Fontana di Trevi).
Il 7, l’8 ed il 9 di ottobre 2005, alla presenza di oltre quattrocento sindaci o loro delegati viene tenuta a PIETRELCINA (Bn) la sesta CONFERENZA NAZIONALE dei sindaci dei Piccoli Comuni d’Italia e celebrata contemporaneamente la prima FESTA NAZIONALE DEI PICCOLI COMUNI D’ITALIA.
In tale sede si provvede all’aggiornamento dello statuto, evidenziando altresì che l’ANPCI raccoglie anche l’eredità culturale, programmatica ed ideologica dell’Associazione delle Civiltà Comunali, non più operativa da molti anni.
Il giorno 4 Aprile 2006 con provvedimento formale del Prefetto di Roma, ai sensi dell’art. 1 e ss del D.P.R. 361/2000, l’Associazione è stata riconosciuta a tutti gli effetti di legge.
Il 27, 28 e 29 settembre 2006 si tiene a Valledoria (Ss) la II^ Festa dei Piccoli Comuni d’Italia e la VII^ Conferenza Nazionale dei Sindaci Anpci, ove viene definito il testo della PDL in favore dei Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti (PDL 1752 atto Camera).
Nei giorni 12-13 e 14 ottobre 2007, a VICOFORTE (CN) alla presenza di una nutritissima schiera di Amministratori giunti da ogni Regione d’ITALIA, si tiene la III Festa Nazionale ANPCI abbinata alla VIII Conferenza Nazionale sul tema “da risorsa a ricchezza”.
Il 10,11,12 ottobre 2008 a Nemoli (Pz), ridente cittadina della Basilicata, si è svolta la IX^ Assemblea e la IV^ Festa Anpci.
Roma 18. 17 e 16 ottobre 2009. Nell’avvincente cornice artistico-culturale della sala della Protomoteca, in Campidoglio, si è conclusa la tre giorni dedicata al X° Congresso Nazionale dell’A.N.P.C.I. – Associazione Nazionale Piccoli Comuni D’Italia, giunta al decimo anniversario della sua costituzione .
La vita dell’Associazione ha visto nel corso di questi anni il crescente interesse di tutte le istituzioni, nazionali e locali, coinvolgendone gli esponenti in tutte le iniziative, verificata la serietà e la competenza con la quale i sindaci dei comuni aderenti all’associazione hanno trattato gli argomenti e le problematiche proposte.
Molte leggi dello stato, dalla modifica della legge Bassanini per i piccoli comuni, alla modifica della legge Merloni, alle leggi finanziarie al 2001 ad oggi, sono state approvate con il determinante contributo giuridico e tecnico dell’Associazione, recependo integralmente emendamenti elaborati dall’ufficio di consulenza tecnico- giuridica dell’Associazione medesima; l’attuale disegno di legge meglio conosciuto come “Realacci Bocchino” è stato elaborato con la diretta collaborazione dell’Associazione e l’introduzione di varie norme specifiche per i piccoli comuni (es. appalti, contabilità, gestione amministrativa, politiche di sviluppo) è derivata dalla continua e costante attività dell’Associazione.
In conclusione, anche in ragione della continua e notevole attività espletata e della sua costante presenza ed operatività, può ritenersi senza dubbio che, nel panorama italiano attuale, l’ANPCI costituisca un importantissimo punto di riferimento per tutti i piccoli Comuni, in particolare modo sotto i profili della loro tutela, promozione e sviluppo.
Franca Biglio
